Sicilia Queer Filmfest 2012: Un Ricordo dalle Magiche “Stanze al Genio” di Palermo
Sono passati diversi anni da quell’inizio di giugno, ma il ricordo della seconda edizione del Sicilia Queer Filmfest (SQFF), tenutasi a Palermo nel 2012, rimane vividissimo. Non fu solo un festival di cinema, ma un vero e proprio manifesto culturale e politico che scelse una delle location più suggestive della città per il suo lancio: il magnifico Museo delle Stanze al Genio.
La Conferenza Stampa tra le Maioliche
Le immagini che rievocano quella conferenza stampa ci riportano direttamente nell’atmosfera unica e inconfondibile di questo museo privato, famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria collezione di oltre 2.300 mattonelle di maiolica siciliana e napoletana.
Le pareti interamente decorate con questi piccoli capolavori di ceramica offrirono una cornice di bellezza storica e stratificata per un evento che celebrava la modernità e l’apertura: un contrasto affascinante tra l’antico splendore e la forza delle “nuove visioni” promosse dal festival.
Nelle foto si coglie l’entusiasmo del momento e si riconosce chiaramente il direttore artistico, Alessandro Rais, che in quell’occasione delineò la missione del festival.
Un Festival “Più Forte e Politico”
L’edizione 2012, svoltasi dall’1 al 7 giugno, si annunciò con un chiaro intento: superare l’etichetta di “festival di genere” per affermarsi come un “progetto di cittadinanza dei diritti civili”.
Sotto la presidenza di Titti De Simone, il festival dichiarò la sua vocazione “più forte e politica”, aperta a tutte le differenze. Un segnale forte fu la scelta di Vladimir Luxuria come madrina dell’evento, definita una “scelta di campo militante”.
La frase chiave di quell’edizione, una citazione di Oscar Wilde, riassumeva perfettamente lo spirito:
“Be yourself, because everybody else is taken.” (Sii te stesso, perché tutti gli altri sono già occupati.)
Il cartellone si presentava ricchissimo, con oltre cinquanta tra lungometraggi e cortometraggi, omaggi a figure intellettuali e cinematografiche fondamentali come Werner Schroeter e il critico Serge Daney, oltre a tavole rotonde e dibattiti. L’intento, come spiegato da Rais, era che il festival diventasse un momento di “semina, di lettura, di contaminazione” e un servizio per chi lavorava per i diritti civili in Sicilia.
La conferenza stampa alle Stanze al Genio non fu solo l’annuncio di un programma, ma l’affermazione che cultura, arte e lotta per i diritti potevano e dovevano abitare insieme gli spazi più belli e significativi di Palermo. Un ricordo prezioso di un festival che ha lasciato un segno duraturo.



